(don’t ask for whom the bell tolls: when it tolls nobody can hear you)

LETTERE A INCANDENZA

 

cari lettori che ci mandate le lettere a noi così gradite che ci viene voglia di farle leggere a tutti,
nel mandarcele, vogliate farci stare a posto con la coscienza circa la legge sulla privacy:
se NON volete che sulla lettera compaia un link al vostro indirizzo email, ditecelo.

 

da: alberto rigettini
data: 26 luglio 2001
oggetto: bevilacqua

Cara incandenza,
una volta Alberto Bevilacqua tentò di uccidermi. Non lo sanno in molti.
Cadde dalla libreria e mi colpì in fronte mentre io avevo lo sguardo fisso sul soffitto. Non mi fece male più di tanto, non mi procurò dolore, giusto fastidio. Bevilacqua non è in grado di procurarmi emozioni. Bevilacqua non fa male, il vino fa bene. Chi dice che il vino fa male è tutta gente che sta all’ospedale. Questo succede a mettere Bevilacqua su un piedestallo. Lessi il titolo: “Lettere alla madre sulla felicità.” “Quella vecchia puttanona.” Pensai. Di Bevilacqua, non di sua madre per Dio. Lei non centra, lasciatela stare. Sarò cinico, ma è lui che mi è piombato in faccia. Chi ha incominciato?! Violento d’un violento a parole non mi stai dietro eh?!! Chi ha messo Bevilacqua nella mia libreria? Nel mio museo, nel mio scannatoio, nella mia rinomata cantina? Ruggero. Può essere stato soltanto lui. E’ come quando trovi un micino smarrito, non hai il coraggio di tenerlo e lo butti nel giardino di quella signora che già si prende cura di altri gatti. Così lui avrà trovato un libro, si è interrogato sulla funzione di quello strano oggetto, ha controllato che ogni fermaporta fosse al suo posto e poi ha deciso che i libri devono stare coi libri in quel ghetto che è camera mia. Bastardo. E alè! Mischiamo tutto! E nel vino ci hai messo Bevilacqua, ci hai messo Bevilacqua e nun te pagamo ma però. Potrei anche leggerlo. Ma io quando leggo e pure quando scrivo, mi voglio inebriare, mica sciacquarmi la bocca. Lo fissai negli occhi. Sulla copertina c’era la sua facciona con i capelli nuovi, raccolti in un riporto anulare, la tinta ancora fresca, l’analcolico biondo. Beh insomma, questo è quanto, quella volta ha tentato di uccidermi. Ha commesso crimini ben peggiori contro la letteratura, di questo, direte voi. Eh va beh allora, ridimensioniamomi.

da: maria eleonora
data: 26 luglio 2001
oggetto: oh!

Cara incandenza,
oh! siete simpatici!

 

 

da: massimo bernardi, roma
data: 22 luglio 2001
oggetto: prox

Cari di incandenza,
faccio tutt'ora (o tuttora? boh, ho finito la squola troppo presto) molta fatica a capire perché esistiate, ma visto che esiste il peggio del peggio sul web (...) Non riesco a dormire così incandenzo un po'...
Volevo dirvi che gradisco molto le vostre newsletter anche se non ho tempo di leggerle, così le colleziono e se riesco ad avere quel paio di giorni di ferie, entro i prox 5 anni, so cosa potrò fare di piecevole in 48 ore.
Per adesso è tutto, ho sbadigliato e corro a letto per vedere se uno dei prox 5 anni riesco pure a dormire...

 

 

da: giovanni sonego
data: 12 luglio 2001
oggetto: worhipping

Cara incandenza,
divertente. Ma che cos'è?

 

 

da: M.P.
data: 12 luglio 2001
oggetto: vorrei tanto capire

Cara incandenza,
vorrei tanto capire chi sei e chi ti autorizza a trasmettermi simili cazzate!

 

 

da: joglar
data: 3 luglio 2001
oggetto: domanda

Cara incandenza,
Ma che vuol dire "incandenza"?

 

 

da: stefano diana, roma
data: 28 giugno 2001
oggetto: no, dico...

Cara incandenza,
no, dico.... mbé?

 

da: lux
data: 26 giugno 2001
oggetto: no, dico...

Cara incandenza,
eeh?... qualcuno mi può spegare cosa centra hal incandenza e il grande david foster wallace con tutto questo?

 

 

da: leonardo rossi
data: 25 giugno 2001
oggetto: a proposito di ministri...

Cara incandenza,
Al pranzo di gala con l’Ambasciatore e il Ministro degli Esteri di un importante paese straniero, il Ministro starnutisce.
Nessuno ci fa caso. È un inconveniente che nessuno mostra di notare, come tanti altri che possono accadere in simili circostanze: macchiarsi di unto la camicia, rovesciare qualche goccia di vino rosso sulla tovaglia immacolata… Dal canto suo, il Ministro sorride sotto il monocolo come a significare: “La salute, la benedetta salute!”, minimizzando così l’incidente, se incidente si può chiamare.
La conversazione riprende gaia come prima. Le portate sono di ottima qualità, il trattato di amicizia e collaborazione tra i due Paesi, ormai amici dopo un periodo di gelo diplomatico, sarà ratificato il giorno successivo.
Il Ministro starnutisce un’altra volta. Una fibra di anatra — “deliziosa” l’aveva definita la Contessa Cùccoli — balena per un attimo dalla bocca e in tralice si vede l’otturazione del molare destro. Per un’incalcolabile frazione di secondo si fa silenzio in sala, ma tutti con studiata noncuranza riprendono a parlare e a pasteggiare.
Arriva un altro starnuto. La Baronessa Von Bülow chiede premurosamente al Ministro, che le siede accanto, se stia bene. Annaspando, quello cerca il naso con il fazzoletto che ha goffamente tirato fuori dal taschino della giacca e la rassicura sforzandosi di sorridere, ma intanto, quasi a capricciosa smentita delle sue parole, infila altri due starnuti consecutivi. Qualcuno si guarda in viso col vicino, ma la Baronessa, sempre imperturbabilmente sorridente, finge ancora di preoccuparsi per la sua salute. Il Ministro minimizza ancora una volta: “L’aria condizionata della sala conferenze”. Tutti tirano un sospiro di sollievo: è stata l’aria condizionata.
Il Consigliere per gli Affari Esteri si affretta anche lui ad accusare, mentendo, un leggero mal di gola, e a convenire che lo sbalzo di temperatura con l’esterno era “apprezzabile”. Anzi, le osservazioni del Consigliere giungono a proposito in un momento di stanca della conversazione e divengono oggetto di spiritose dissertazioni da parte di più d’uno dei presenti.
Il Ministro fa uno starnuto, poi un altro, poi un altro e un altro ancora, di fila. La Baronessa stavolta più che preoccuparsi, appare indispettita. Pensa: “Va bene uno starnuto, va bene non star troppo bene, ma ora diamine! sta esagerando”. Molti altri commensali la pensano come la Baronessa.
Il Ministro non la smette più di starnutire. I convitati allora scelgono, di tacito accordo, una strategia diversa: invece di preoccuparsi della salute del Ministro, continuano a parlare, e a voce sempre più alta, per soffocare i rantoli dell’importante esponente governativo.
Gli starnuti non si placano. Il Ministro è paonazzo per la sofferenza, batte i pugni sul tavolo, invoca aiuto. Il monocolo cade nella mousse di astice e asparagi. Non è possibile fingere di non vederlo, mentre si dimena così scompostamente.
L’Ambasciatore, il principale invitato, infine non può più tenersi e ingiunge: “Signor Ministro, la smetta”. Ma il Ministro è totalmente soffocato da quegli sforzi convulsi. Poco manca che rotoli a terra. L’Ambasciatore intima: “La smetta, Ministro, sono profondamente offeso, anche a nome del mio Paese”.
Ci si mette anche la Baronessa: “Si comporti da uomo e da uomo d’onore qual è”.
Qualcuno aggiunge: “Non faccia il bambino”.
Ma il Ministro non ne vuol sapere. Continua a starnutire emettendo certi rantoli insopportabili a sentirsi in qualunque momento, figurarsi ad una cena ufficiale.
Gli invitati, prima uno, poi due, poi tutti insieme, si alzano e se ne vanno, offesi. Il trattato non si firmerà. Il Ministro, sempre starnutendo, tenta di controllarsi, li rincorre, li richiama, ma ad ogni accenno di parola lo soffoca uno starnuto.

 

 

da: edoardo nesi, prato
data: 25 giugno 2001
oggetto: ministri

Cara incandenza,
i ministri di christian raimo sono ganzi, ma si scrive CHEWBACCA.
ciao e santoiddio

 

 

da: erika martelli, parigi/parma
data: 25 giugno 2001
oggetto: ministri

affamatissima incandenza.
cercherò di contrastare la mia natura anarchica per puro spirito civico incandente. ti faccio sapere.

 

 

da: angolo, liguria
data: 22 giugno 2001
oggetto: ippopotamo

Cara incandenza,
l ’ippocampo, come tutti sanno di sapere giacché risaputo e risaputello guarda questo quant’è bello gli darò nome Fiorello se lo vede mio fratello se ne fa un bel cappello, e ancora virgola, è il terreno ubertoso dal quale nascono adiposi ippopotami. Vengon su dalla terra come fossero riesumati da forze mister iose e a iosa vengon su per giù con su tra fra. Da molli terricci, collinette di terra protrudono la sagoma degli ippopotami e, gravide di questi, li partoriscono nel compier di uno sput.
Gli ippopotami, come tutti ignorano di ignorare giacché ignorato e ignorantello guarda questo quant’è bello eccetera eccetera cappello, sono animali dallo sguardo supplichevole che subito, appena nati, chiedono all’ippocampagnòlo, di nome Pippo, di recidere l’edera ombelicale e le sue frange per poter crescere esso stesso, lì messo per benino e spesso. Di fatti, le prime parole degli ippopotami sono: “Pippo, potami; Pippo, potami, potami”.
Ora, è bene sapere che nel mito ippocampale, Pippo era il primo abitante dell’ippocampo, la primeva creatura di questo nostro pianeta terra, meglio conosciuto come Circo Togni. Come tramandano le secrete scritture, Pippo era solo sul pianeta e così, dice il mito, Dio, vedendo che ciò era cosa non buona, inventò per tenere compagnia a Pippo la Pippa.
Pippo divenuto dunque profeta dell’ onanismo, non può fare a meno della pippa anche se questo suo peccato origenitale lo condannerà per l’eternità allo nanismo, da cui l’odierno detto se ti tocchi rimani nano. Oggi l’onanismo conta molti fedeli che si salutano tra loro con un tipico gesto della mano destra portata all’inguine e mossa con movimenti sussultori. I sacerdoti, i sapienti della chiesa onanista, coloro che hanno la visione mistica della pippa mentale, conducono vita riservata e solitaria a mo’ di esempio per tutti i fedeli.
Gli idoli adorati nei templi dell’onanismo sono l’Ippopotamo e l’Ippoputtana dalle grandi poppe che ispira i sacerdoti all’estasi onanistica durante la funzione religiosa.

da: neal pollack, philadelphia, usa
data: 20 giugno 2001
oggetto: worhipping

Dear incandenza,
This is genius! Why do I spend my time doing such things?
Please feel free to worship me.

 

da: ellin selae
data: 20 giugno 2001
oggetto: d'accordo?

Cara incandenza,
per cortesia, non navighiamo mai nel web, quindi non andremo a cliccare lì, pertanto
cliccateci voi al nostro posto.
D'accordo?

 

da: er breve, milano
data: 18 giugno 2001
oggetto: molle

Santa Crescenza,*
mia carissima incadenza.
L'idea, non male, di classificare
ha solleticato il mio molle daffare
per cui lesto e rapido ti trasmetto la lista
voglio esser tra i primi a mettermi in pista.

* Santa Crescenza è la protettrice dei formaggi molli.

 

 

da: ottavia sitia, milano
data: 11 giugno 2001
oggetto: ti prego

Cara incandenza,
ti prego di non mandarmi piu i tuoi messaggi: non sono assolutamente interessata a leggere la tua corrispondenza
grazie

 

da: massimo bernardi, roma
data: 10 giugno 2001
oggetto: cappone

Cara incandenza,
se risolvi la faccenda del cappone prima di me, mi fai sapere?

 

 

da: erika martelli, parigi/parma
data: 9 giugno 2001
oggetto: liscio

Cara incandenza,
eeeeh , il big babol, cari miei, la mia giovinezza, c'avevo otto anni ed ero di provincia e il mio babbo mi portava a lezione di liscio tutti i giovedì, e tra i piroettanti pensionati era un'altra vittima della romagnolità, un ventenne chissàperché e percome finito tra i piroettanti, di cui ricordo solo il principio di obesità e l'odore di big babol di cui appestava le mie giovani piroette. ebbi la medaglia valzerina a otto anni e sette mesi e non lo vidi mai più, né lui né il mascarpone al cioccolato che il padrone della bocciofila mi offriva talvolta alla fine della lezione di polka. se sei una mia vera amica mi farai un carrambachesorpresa valzerino, riportandomi il povero ballerino piroettante qui sulle tue pagine con me. questa lettera parzialmente drammatica te la spedisco perché ormai son in confidenza con te, incandenza.

 

 

da: alessandro, roma
data: 8 giugno 2001
oggetto: stress

Cara incandenza,
ti mando la gustosa recensione di un film di tale Marziano Gianfranco, musicista, scrittore, poeta eccetera, che spero ottenga lo spazio che certamente merita.

MACISTE CONTRO A ZOCCOL' 'E MAMMETA
Il Faraone egiziano manda 15.000 soldati a comprare "Mezzo chilo di fettine buone, senza grasso sennò vengo lì e te le faccio cacare dal mazzo". Per strada incontrano a Maciste e lo cominciano a sfottere e a mettere le mamme in mezzo, al che la gente si comincia ad affacciare e a dire se la finiscono e se gli pare una bella cosa mettersi a fare quel poco di teatrino in mezzo alla strada.
Improvvisamente uno dei soldati si rivolge a una signora che li stava cazziando dal balcone e le dice: "Signora è inutile che caca il cazzo e se la prende con noi, non è colpa nostra se lei ha fatto la fine che ha fatto perchè si è sposata con un pezzente morto di fame tale quale a suo padre". A quel punto la signora apre il sipario e cominciano a volare Santi e GesùCristi che fino a quel momento nessuno li aveva messi in mezzo. Improvvisamente cominciano tutti a scappare senza spiegazione e mentre scappano sputano o si sforzano di cacare per terra stesso mentre corrono.
A quel punto Maciste capisce che nel film c'è qualcosa che non quadra e cerca di scapparsene da dentro il tabellone del cinema ma scivola e cade e sbatte forte con i reni per terra, a quel punto arriva la maschera del cinema che era uno che pensava solo a chiavare e come lo vede scapezzato per terra gli si butta addosso e lo comincia spingere da dietro col pesce mezzo moscio.
A questo punto si apre il tetto del cinema e scende un disco volante grandissimo guidato da dei terroristi camorristi che sparano un raggio di sburro. Il film finisce con la zoccola 'e mammeta che approfittando della confusione si fotte un sacco di roba da dentro il bar del cinema e poi arriva a casa e si spara la posa con tutti quanti nel palazzo che ha fatto la spesa grossa e che ha comprato un sacco di roba.

da: gianluca baccanico
data: 8 giugno 2001
oggetto: quanto di più concreto

Cara incandenza,
vorrei proporre un'ode a quanto di più concreto la nostra cultura abbia prodotto nei secoli.


Sanpietrino che rotola tra la strada e il bordo del gradino di una discesa improbabile con il rumore che fa e nessuno che si decide a fermarlo.
Se non avesse spigoli andrebbe sicuramente più veloce, se fossero solo angoli in movimento, sarebbe solo un bel disegno in testa.
Invece è lì che si arrabatta a finire la sua corsa senza sosta e senza grazia.
Passa sopra i compagni li incastra ancora di più, li fa risuonare per un momento quasi volesse saggiare la loro realtà, il loro concreto spigolarsi.
Se qualcuno mettesse un piede al momento giusto si fermerebbe, come dire, atterrito, e non se ne parlerebbe più.
Ma non c’ è veramente nessuno e lui continua a risuonare lungo la piccola via che scivola verso il porto.
Un panno steso a due piani di altezza ciondola e tutti gli altri accanto a lui tremano al vento inesistente di questo deserto in città.
Mai corsa è stata più inutile e turbolenta, spigoli che piombano al suolo e si inseguono rotolando e spiccando voli pesanti, prima di ricadere e rimbalzare per non si sa quale elasticità.
Un cubo allungato di pietra compatta ottusa nel rumore, se quel cane non si alza finirà per farsi male.
L’ ombra obliqua del muro bianco sul muso, coperto per metà, lui schiacciato ad assaporare il caldo dei sassi ancora caldi sotto le sue zampe e attraverso il suo pelo.
I denti incastrati fuori dal labbro inferiore e il naso umido nero come la pietra che sta rotolando tra le linee della scacchiera monotona del piccolo vicolo, nessuno avvertirà il cane, ne da destra ne da sinistra, lui rimarrà fermo, gli spigoli s’ aggrapperanno al vento per arrivare prima.
Quando i due, il cane schiacciato e il sasso che rotola si incontreranno, non si troveranno da nessuna parte.
L’ animale continuerà a guardare le linee piatte e senza colori che gli scorrono tra le orecchie e la corsa al porto del pesante spigoloso continuerà a rimbombare tra le mura dei palazzi stretti tra loro per mantenere la prospettiva.

 

da: roberto raponi, roma
data: 7 giugno 2001
oggetto: stress

Cara incandenza,
Sono qui e non ho nulla da fare quindi penso che vi scriverò un lettera.
Ma se vi scrivo una lettera poi ho qualcosa da fare e quindi non ho un buon motivo per scriverla... questo è davvero stressante!

 

da: erika martelli, parigi/parma
data: 7 giugno 2001
oggetto: ma chi diavolo?

Cara incandenza,
ué, ma chi diavolo. se siete dietro la porta che mi spiate entrate che vi offro una borra veronese surgelata e vi racconto di come ho passato la notte a setacciare leggende con cui piano piano scrivo, per un comandante in carica di progetti, la storia segreta di un fiume. ma chi diavolo...?

 

da: Megan Gale, italia/australia
data: 5 giugno 2001
oggetto: Le avventure di M.

Cara incandenza,
ho letto l'intervista a Me da te pubblicata, e devo ringraziare il bravo Raimo e te che l'hai pubblicata. Perché l'intervista è davvero come io sono: semplice, una donna di tutti i giorni, di tutte le cinque stagioni. Ora devo tornare in Australia per girare un nuovo spot insieme a Pietro Taroccone che è davvero un caro ragazzo, ci scambiamo quotidianamente (anche se vorremmo farlo più spesso) degli ogm sui cellulari. Sarà una bellissima esperienza girare un video in mezzo alla matura lussuriosa del mio paese. Io stavolta non pattinerò, ma deciderò di scalare una montagna con un trattore rottamato che si frantumerà su una roccia davanti a una caverna, che è la nuova casa di Pietro. Lui uscirà fuori lanciandomi un bisteccone con un buco al centro e mi salverà da una morte certa. La musica sullo sfondo stavolta sarà musica classica, l'opera infatti è "Ci vorrebbe un amico" di Venditti. Io e Pietro, che adesso parla sempre di cultura dopo aver vinto giustamente il telegatto, abbiamo deciso di fondare "il partito del canguro proteico" per sensibilizzare le masse sui pericoli del grasso in agguato. Infatti la bistecca dello spot è un messaggio sub-viminale che annuncia il progetto. Il nostro slogan sarà "chi non salta brufoloso è" e Pietro penso sia pensando al poster di partito. Ma non fare ancora lo scoop perché i tempi non sono prematuri.
Ti ricordi il libro "Le avventure di Megan" uscito due anni fa? Quello con le mie avventure degli spot. Se vuoi te ne mando una copia.

 

da: Andrea Pulcrano, Roma
data: 26 maggio 2001
oggetto: cani

Cara incandenza,
ti ho visitata. tutto bellissimo, tutto interessantissimo, ma questi pregiudizi nei confronti dei cani non vanno per niente bene.
è risaputo, ad esempio, che con il cane si hanno buone probabilità di rimorchiare ragazze carine, in più tu stessa potresti scoprire in loro degli ottimi collaboratori. se non ti ho convinto io, prova a discuterne con gaetano, il mastino napoletano di 95 kg che incontro spesso al prato di pomeriggio, vedrai che dialettica.

 

da: Anonimo
data: 26 maggio 2001
oggetto: toglietemi

Cara incandenza,
Non mi interessa ricevere vostre comunicazioni, per cui toglietemi dalla vostra lista.
Grazie

da: Christian Raimo, Roma
data: 13 maggio 2001
oggetto: unghie

Cara incandenza,
ho da suggerire a te e ai tuoi lettori un metodo infallibile per battere almeno un primato ed entrare così finalmente nel Guinness. Il primato che vi invito a battere è quello delle Unghie Più Lunghe.
Il record è attualmente detenuto da Ahmed Shivaree, cittadino inglese d’origine marocchina che al momento dell’omologazione del record, nel 1987, aveva ventitré anni e delle unghie lunghe la bellezza di 480 cm.
Il problema principale per chi si vuole cimentare con questo record è quello della resistenza delle unghie le quali, cresciute oltre una certa lunghezza, tendono a spezzarsi con estrema facilità.
Se volete riuscire a battere in un giorno il record di Shivaree, seguite allora questi brevi suggerimenti:
1) svegliatevi molto presto, verso le 6:30, massimo 6:45, e fate una buona colazione, bevendo un litro di latte e mangiando sei yogurt, che sono alimenti ricchi di calcio e di vitamina D, indispensabili per i tessuti delle unghie;
2) subito dopo scegliete una parete della vostra casa e sostate lì con le braccia lungo i fianchi per tre quattro ore circa. Mi raccomando le braccia devono stare stese bene lungo i fianchi in modo che la forza di gravità ne stimoli l’allungamento delle unghie;
3) all’ora di pranzo ancora un pasto a base di latticini: scegliete una caciotta del peso di circa sei etti (comunque non meno di mezzo chilo) e mangiatela. Mi raccomando, fate attenzione nell’atto di tagliare la buccia di non fare assolutamente urtare il coltello contro le unghie. In ogni caso la cosa migliore è che vi facciate sbucciare il formaggio da qualcun altro;
4) tornate alla parete prescelta e sostate nella posizione sopradescritta per altre cinque, sei ore. Importante: se si sovviene lo stimolo di grattarvi, pregate un vostro amico che è lì con voi di provvedere lui allo sfregamento. Fate molta attenzione ai riflessi automatici;
5) all’ora di cena pasteggiate ancora a latticini, scegliete tra mozzarella (una dozzina di fiordilatte) o il philadelphia (non meno di trenta, quaranta confezioni). Anche qui i soliti accorgimenti: non forzate l’apertura del cellophane delle confezioni di philadelphia. Per sicurezza chiedete sempre la collaborazione di qualcuno;
6) rilassatevi, sedetevi con le braccia in avanti leggermente inclinate verso il basso, in modo da sfruttare sempre la forza di gravità, ma attenti a non far strusciare sul pavimento le unghie che a quest’ora dovrebbero essere già un bel po’ lunghe;
7) a mezzanotte meno dieci chiamate il più vicino Addetto Locale per l’omologazione del record.
Un utile accorgimento. Vi capiterà di dover andare al bagno: pensateci per tempo e posizionate nei pressi della sosta-alla-parete una bacinella molto capiente. Quando lo stimolo sarà insopprimibile, fatevi avvicinare la bacinella da un familiare, tentando di mantenere la posizione eretta il più a lungo possibile.

 

 

da: Francesco Inchingolo, Torino
data: 14 maggio 2001
oggetto: Monolocazionismo

Cara incandenza,
vorrei spendere due parole sul Monolocazionismo, una delle mie religioni preferite, nata agl’inizi del V secolo d. C. come aperta critica del principio di ubiquità. Il suo fondatore, Agesilao di Montefiascone, predicava l’impossibilità di essere in più di un posto alla volta anche con il pensiero. Suoi allievi e discepoli furono Gerione di Sandomingo e Lunerbio di Macerata. Quest’ultimo completò la fede monolocazionista originaria con l’aggiunta del precetto fondamentale “per pensiero si intende un movimento continuo delle sopracciglia che s’inarcano sulla fronte a mo’ di grotta”. Lunerbio disputò a lungo con Sant’Agostino, che peraltro si rifiutò di rispondere alle sue epistole teologiche, se si eccettua il testo sacro dei monolocazionisti Ignotus mittens. Il culto di Agesilao consiste in un grande festeggiamento planetario tra il 31 dicembre e il 1 gennaio; festeggiamento che i fedeli ascrivono alla fama del loro profeta e fondatore. Così come si evince dallo scritto dell’ultimo capo religioso Furio Grisini, La botte di Diogene, i botti di Agesilao, MLCZ Stampe, 1999. «Pensatela pure come volete», ha recentemente affermato il “papa monolocazionista”, «per noi siete tutti monolocazionisti e non lo volete ammettere».

 

se non avete di meglio da fare e volete mandare una lettera a incandenza, non c'è che da farlo.

 

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